Conversazione ascoltata, quello che non ho detto
Viaggio spesso per lavoro, così mi ritrovo inevitabilmente seduta accanto a qualcuno o con qualcuno così vicino da non poter fare a meno di ascoltare conversazioni non richieste. Mi trattengo e non intervengo mai, anche se ne avrei una gran voglia. Va bene, lo ammetto, qualche volta sono intervenuta, con esiti discutibili. Mi mordo la lingua e allora scrivo quello che avrei voluto dire a quella coppia del treno delle 7,28.
Sono davanti a me, meno di trent’anni. Le loro mani sono intrecciate e anche i loro corpi sembrano incastrati su quei sedili stretti. Lei ride, lui parla.
Poco più avanti un’altra coppia, poco più giovane. Lei parla piano, lui guarda il telefono.
Torno a guardare la coppia davanti a me. Ad un certo punto lei dice:
“Ti amo, ma i tuoi piedi puzzano da morire.”
Lui ride e la bacia.
“Dico sul serio” continua lei.
“Lo so, ti amo anch’io.” Le scosta una ciocca di capelli dalla fronte.
Il treno si ferma, si alzano e se ne vanno, tenendosi ancora per mano. Li cerco sulla banchina, chiedendomi se parlano ancora di piedi o di amore o se sono in silenzio. Se lei non ride più, se lui non parla più. Mi chiedo se lei lo lascerà per questo. Se lui lascerà lei. Se resterà solo una battuta.
Allungo lo sguardo sulla coppia più giovane. Lei non parla più, lui continua a fissare il telefono.
Torno a guardare fuori.
“Ti amo, ma i tuoi piedi puzzano da morire.”
Sorrido. Avrei voluto dirle: non lasciarlo per i piedi.
I piedi si lavano.
L’indifferenza no.
(Viaggiatrice dei consigli non richiesti)
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