Prima di smettere di voler spiegare ancora
Io ascolto. Non per cattiveria. Per abitudine.
Treno affollato, ore 18,30.
Lei piange senza piangere. Lui dice: “Esageri.”
“In che cosa esagero?”
Lui sospira. Guarda fuori dal finestrino, poi lei, poi di nuovo fuori. “Su tutto.”
È una risposta comoda. Dentro “tutto” puoi metterci qualsiasi cosa: le lacrime, le domande, le richieste, le parole non dette, perfino l’amore.
“Sto solo chiedendo di non…”
“Solo?”
Non l’ha fatta finire. Ora è lei a distogliere gli occhi, si gira dall’altra parte. Fa un sospiro, sembra voler prendere coraggio e dire qualcosa, poi abbassa le spalle.
Ha quell’espressione che conosco. Quella che arriva un attimo prima di smettere di voler spiegare ancora.
Il treno rallenta e io devo alzarmi. Mi faccio largo tra la folla, mi giro un momento prima di scendere. Non stanno parlando, ognuno sembra perso nei propri pensieri.
Vedo il muro farsi più alto, vedo la voragine allargarsi.
Quel “non” è la richiesta inascoltata. E non importa a cosa si riferisce. Non importa se è una richiesta fatta innumerevoli volte.
Avrei voluto dire che non si esagera quando si chiede di essere ascoltati.
Si esagera quando si smette di farlo.
(Viaggiatrice dei consigli non richiesti)
Iscrivi alla newsletter di Verso il Nadir per restare sempre aggiornato
Potrebbe anche piacerti
Il bello dei ritorni
11 Dicembre 2022
I miei anni
4 Dicembre 2022