Riflessione scomoda, più per me che per chi legge
Sono un impostore.
Inganno me stessa. O forse no.
Inganno anche gli altri: diversamente vedrebbero quella che sono.
Mi attribuiscono più meriti di quelli che ho, più pregi di quelli che possiedo. Mi restituiscono un’immagine di me che non sento di meritare. Mi credono buona e c’è una parte di me che sente di non coincidere con quell’immagine che però voglio a tutti i costi proteggere.
Forse è questo il mio reale problema: voglio che gli altri pensino che io sia una persona giusta. Una brava persona. Che si comporta bene.
Affido agli altri la conferma di chi sono.
Se mi assolvono, respiro.
Se non lo fanno mi difendo, protesto e mi offendo.
Mi creo alibi, giustificazioni, pretendo di essere perdonata. Pretendo che quell’errore, che reputo raro, mi sia concesso.
È un disallineamento costante tra come mi sento e come voglio essere percepita.
Non credo di valere il valore che mi viene dato, eppure me la prendo se non mi viene riconosciuto.
Sono un impostore e fa male. Riflessione scomoda, più per me che per chi legge.
Nebula
Foto: Street Art – Via Margutta – Roma
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